sabato 31 gennaio 2009

La lampada

La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta (Giovanni 1:5).

Le tenebre non l’hanno soprafatta. Cosa significa? Questa luce vinse sul male. La Parola incarnata, luce del mondo, avendo vissuto nella perfezione una vita da uomo è riuscita a compiere la propria missione ottenendo la vittoria sul male, male introdotto dall’uomo. Essa rimediò così a qualcosa d’irreparabile, le tenebre (peccato). L’uomo non avrebbe potuto mai salvarsi, o pensate di riuscire a rinvenire nel buio più assoluto qualcosa o qualcuno? Ecco questa luce venne ad aprire una via d’accesso al nostro Creatore.
Nel verso in epigrafe è scritto che la luce “splende” e non “splendette”. Quindi, possiamo ritenere che oggi essa splende ancora in questo mondo di tenebre. Come? Così come splendette nel principio. La Parola nel principio illuminò l’universo. Oggi questa stessa Parola illumina le nostre vite: La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero (Salmi 119:105). Cristo è la via, ma ognuno di noi ha un sentiero da percorrere. Non possiamo affidarci in questo cammino alle nostre capacità o sensi. Abbiamo bisogno di qualcosa di più affidabile. Se desideriamo trovare il Signore dobbiamo affidarci a quella luce (la Parola di Dio) che ci mostra il sentiero corretto da percorrere. Nel mondo ci sono centinaia di religioni, sembra che esse portino più buio di quanto già c’è ne. Esse hanno soltanto causato odio, inimicizie e guerre. E’ davvero triste osservare questa giungla di religioni in cui non riesce a penetrare nemmeno un filo di luce. Qual è quella giusta? Ebbene, Cristo (la luce) non venne a instaurare una religione. La Sua venuta servì a compiere ciò che la legge non riuscì a fare: poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono (Romani 10:4) "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento "(Matteo 5:17). Oggi abbiamo il privilegio di possedere l’intero contenuto della rivelazione Divina, la Bibbia. Fu soltanto dopo la venuta di Cristo che questa rivelazione giunse al termine. Abbiamo così la facoltà di comprendere la volontà del Creatore nella Sua totalità. Non necessitiamo d’altro, tutto fu compiuto affinché giungessimo a Dio. Nessuna religione, è sufficiente soltanto l’insegnamento contenuto in questo libro. Come illustrato nei precedenti post, dobbiamo aggiungerci la fede, affinché si realizzino le promesse. Pertanto se vuoi conoscere il Creatore, devi usare la luce (la parola di Dio) che traccia il sentiero da percorrere. La luce non splendette, ma splende nel cuore di chiunque si accosta a Lui con fede attraverso la Sua lampada (parola di Dio)! Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano (Ebrei 11:69).

giovedì 29 gennaio 2009

Vita e luce

In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini (Giovanni 1:4).

La Bibbia presenta un’opera salvifica per mezzo di Cristo Gesù. Tutte le scritture parlano di Lui, dal Genesi all’Apocalisse! Ma salvezza da cosa? Qual è questo pericolo che l’uomo corre e da cui Cristo ci libera? Il verso in epigrafe parla di vita, sul lato diametralmente opposto, però, c’è la morte! Evento scongiurato da chiunque, che comunque rimane una tappa naturale con cui tutti dovranno alla fine confrontarsi. Alcune volte è addirittura difficile parlarne per motivi di scaramanzia. Oh, spero che ora non linkiate in un altro posto! Iniziamo a precisare che la Bibbia parla di due tipi di morte, ossia, la morte fisica e quella eterna. Quest’ultimo termine non si rinviene nelle Scritture. L’Apocalisse definisce questo stato con morte seconda. Ecco l’opera di Cristo ci salva proprio dalla morte seconda. Ma che tipo di morte è? La Bibbia ci rivela che ciò corrisponde a una separazione dolorosa da Dio per l’eternità, e se volete capire cosa significa eterno leggete questo mio post che vi aprirà uno scorcio su questa realtà. Mentre con separazione dolorosa, cosa s’intende? Beh, provate a pensare alla persona più cara che vi sta vicino, e immaginate che venisse improvvisamente a mancare, tale dolore può darvi un’idea della sofferenza. E ciò non sarà attenuato dal tempo, poiché vivremo in un “tempo” percepito costantemente al presente, cioè senza fine. Né ci sarà alcun conforto, orribile! Però, la buona notizia (Vangelo) l’abbiamo proprio nel verso odierno. In lei (Parola) era la vita! Sì, la vita. Non solo la Parola nel principio donò la vita fisica, ma oggi abbiamo il privilegio d’accedere direttamente alla vita eterna. Non morremo più? No, ma lo stesso Vangelo asserisce che: In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna (Giovanni 6:47). Quindi la morte diverrà soltanto la porta d’accesso alla vita eterna, o, se saremmo ancora viventi, accadrà che: Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, (I Corinzi 15:51); poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore (I Tessalonicesi 4:17).
La vita, inoltre, è la luce. Essa illumina il percorso di coloro che lo cercano, poiché è la Parola incarnata. Se la nostra vita scorre nel buio, necessitiamo di questa luce. Egli venne proprio per donarci la luce necessaria per conoscerlo. Vediamo cosa disse la luce a riguardo: Io son venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre (Giovanni 12:46). Credendo in lui possiamo uscire da questo mondo di tenebre ed entrare a fare parte del Suo regno di luce. Non è un’affermazione meravigliosa? Possiamo far parte di un regno totalmente diverso da questo mondo, semplicemente credendo nel messaggio di questa luce. Credendo nella Sua parola acquisiremo la luce che ci permetterà di scorgere il regno di Dio. Inizia a leggere la Bibbia con fede, realizzerai ciò che Egli disse. A nessuno piace il buio, dimostralo credendo nelle Sue parole!

martedì 27 gennaio 2009

Un nuovo creato

Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta (Giovanni 1:3).

Neppure una delle cose fatte è stata fatta senza di Lei (la Parola)! Ogni cosa creata Egli l’ha trasse dal nulla. Così, soltanto proferendo una parola, senza alcuno sforzo. Quello che spesso non intravediamo è che il Creatore non concepì le cose così come noi oggi le conosciamo. Il Genesi definì il creato buono, e dopo la creazione dell’uomo molto buono. Questo significa che era perfetto, ma ciò non corrisponde certamente all’attuale realtà. Il mondo è tempestato da malattie, guerre, l’uomo non perde occasione d’opprimere o approfittarsi del prossimo, e la natura è sconvolta da terremoti o altri fenomeni disastrosi. Può sembrare la solita descrizione retorica d’eventi naturali. In effetti, la caduta dell’uomo nel peccato sconvolse oltre il rapporto con Dio anche la natura. I disastri naturali susseguitosi nei secoli non sono altro che una conseguenza del peccato. L’apostolo Paolo lo afferma nell’epistola ai Romani: Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l'ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitú della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo (8:19-23). Tutto questo male non esisteva prima della caduta nel peccato. Alcuni commettono l’errore d’attribuire il male al Creatore, non avendone impedita l’esistenza. Il male però esiste nella nostra realtà per scelta dell’uomo. Non fu Dio a crearlo. L’uomo scelse d’acquisire la conoscenza del bene e del male violando l’unico precetto di Dio. Questa scelta ebbe delle conseguenze che generarono il male. Il Creatore avrebbe potuto evitare di donargli la facoltà del libero arbitrio? Sì, ma che essere vivente sarebbe stato questo? Un essere umano è tale (a immagine e somiglianza di Dio) perché possiede il libero arbitrio, se non fosse così, assomiglierebbe a un robot o altra macchina automatizzata con delle informazioni preinstallate. La capacità del libero arbitrio comporta delle responsabilità. E come qualsiasi altra facoltà se ne può fare un abuso. L’uomo cadde proprio in questo eccesso perché non consultò il Creatore. Pensò di poter fare autonomamente. Pose la sua capacità di valutazione al di sopra di quella divina. Chissà quante persone oggi non fanno altro che assomigliare ai nostri progenitori, confidando più nel proprio discernimento che in quello di Dio trasmesso attraverso la Sua parola. Tutto questo non fa altro che aggravare l’attuale situazione caotica nel mondo. Il Creatore, però, è tornato nuovamente all’opera, il riposo terminò duemila anni fa. Fu con la risurrezione di Cristo che Egli diede inizio a una nuova creazione. "All'angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l'Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: (Apocalisse 3:14). Cristo esiste (come uomo, e non nella Sua divinità) da quando fu concepito miracolosamente nel seno di Maria. Dato che umanamente prima di quel momento non esisteva, possiamo dedurre che il termine “principio della creazione” si riferisce a una nuova. Questa creazione non terminò con Lui, ma fu solamente l’inizio, perché ogni uomo che nasce di nuovo (nel modo descritto da Gesù a Nicodemo nel capitolo tre dell’Evangelo di Giovanni), andrà e, fa parte del nuovo creato. L’apostolo Paolo si riferì proprio a questo quando scrisse ai Corinzi e ai Colossesi: Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti (I Corinzi 15:20). Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato (Colossesi 1:18). Soltanto nascendo di nuovo potremo far parte della nuova creazione. Notiamo che questa nuova creazione non inizia dai cieli e dalla terra, e nemmeno dal corpo, ma dallo spirito. E quando il numero dei redenti sarà al completo, il Signore tornerà dal cielo, per donarci un corpo totalmente diverso: … Così pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile, e risuscita incorruttibile; … Così anche sta scritto: il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente; l'ultimo Adamo è spirito vivificante (I Corinzi 15:35-42). Alla fine dell’epoca presente Egli ci donerà un nuovo cielo e una nuova terra, sulla quale discenderà la nuova Gerusalemme in cui la notte non ci sarà più, e che avrà una piazza d’oro e le porte di perle. La descrizione nel libro dell’Apocalisse apre soltanto un piccolo scorcio a questa nuova creazione, poiché sarà qualcosa d’inimmaginabile. Pertanto se desideri fare parte di questa seconda creazione puoi chiedere al tuo Creatore e Salvatore di iniziare quest’opera in te. Devi soltanto credere (non alle mie parole, ma a quelle di Dio)!

domenica 25 gennaio 2009

La Parola è mediatrice

Essa era nel principio con Dio (Giovanni 1:2).

La Parola era nel principio con Dio. E oggi dove è? La Parola, nella persona di Cristo Gesù, è attualmente alla destra del Padre e intercede per noi (Romani 8:34)! Egli è tornato, dove risiedeva nel principio, con Dio, poiché è Dio. E’ lì, e sta pregando anche per te! Quindi, è tornato tutto come prima? No, oggi Egli ha un corpo che mostra i segni del Suo sacrificio, il quale ci permette d’accedere al Padre. Prima della venuta di Cristo non c’era modo d’accostarsi al Padre se non altro per mezzo di riti sacrificali. Oggi non abbiamo bisogno di nulla, soltanto la fede, ossia, credere in quel sacrificio che Egli compì. Né necessitiamo d’altri mediatori, perché egli è l’unico con quest'ufficio: Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesú uomo, (I Timoteo 2:5). Notiamo che non c’è altro intermediario all’infuori di Lui. Cristo è l’unico uomo che possiede e possedeva le caratteristiche per ricoprire questa carica. Infatti, condusse una vita senza peccato. Se non fosse stato così, il sacrificio non sarebbe stato gradito a Dio (Padre). Qual è la prova di quest’affermazione? La risurrezione! Il Padre non l'avrebbe risuscitato donandogli un nuovo corpo incorruttibile.
La differenza consiste, quindi, nel fatto che ora la Parola, la quale nel principio era con Dio, possiede un corpo umano. Molti credono che ci furono altri uomini, i quali nella loro vita, dopo essere morti, abbiano raggiunto la carica di intercessori, cioè, di “santi”. Questo però non corrisponde a quanto ci trasmette il messaggio biblico. Nemmeno per la madre di Gesù? No, anche se spesso è definita l’“immacolata” e come tale co-rendentrice. L’unica volta che rinveniamo nel testo greco il termine ”immacolato” (amiantos) in riferimento a un uomo, ciò è attribuito alla persona di Gesù (Ebrei 7:26). Ma perché doveva essere un uomo? È scritto nell’epistola ai Romani: Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti (Romani 5:19). C’è, inoltre, un ulteriore motivo. Infatti, chi all’infuori di un uomo può comprendere meglio un suo simile? Cristo essendo un essere umano riesce perfettamente a simpatizzare con le nostre debolezze (Ebrei 4:15). Non è che Dio come tale non sia in grado di farlo, Egli ci ha soltanto escluso così la possibilità d’accusarlo d’incomprensione. Questo ci dovrebbe consolare, perché abbiamo un essere umano (unico Essere degno e all’altezza) pronto a presentarci al cospetto dell’unico Creatore e Padre celeste. Contrariamente (nella necessità d’altri intermediatori) il sacrificio di Cristo sarebbe stato insufficiente. Egli, però, sulla croce esclamò, “è compiuto”, non serve altro. Spero avrete compreso perché Egli tornò ove fu nel principio, ossia, con Dio. Ciò significa che ci ha abbandonati? No, poiché Egli disse: "… io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente". E come se è con Dio (Padre)? Per mezzo del Suo Spirito! Egli c’è lo svelò prima d’ascendere al cielo: Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; (Giovanni 15:26). Possiamo notare che l’opera di Cristo continua tuttora, nonostante Egli sia con il Padre. In conclusione, siamo in grado d’asserire che nel principio la Parola era con Dio, e anche alla nostra fine sarà lì, ad attenderci! Dobbiamo soltanto chiederci, lo incontrerò come Salvatore o come Giudice? Se desideri rispondere a questa domanda, inizia a specchiarti nella Sua parola!

venerdì 23 gennaio 2009

La bilancia di Dio

Per comprender il seguente post sarebbe opportuno leggere il capitolo cinque del libro di Daniele.
Baldassar, re di Babilonia (si pensa co – reggente di Nabonido, e nipote di Nabucodonosor) diede un convito. Egli richiese l’uso delle stoviglie saccheggiate da Nabucodonosor nel tempio di Gerusalemme. Utensili adibiti a un uso sacro furono adoperati per la propria goduria alla gloria di altri dèi. La goccia che fece traboccare il bicchiere! L’ira di Dio si accese, e nel bel mezzo del banchetto apparve una mano mozza che scrisse il Suo giudizio su un muro del palazzo reale, sotto gli occhi terrorizzati dei presenti. Il messaggio fu: Mené, Mené, Téchel, U-Parsin. Nessuno fu in grado di tradurre il messaggio, pertanto, condussero Daniele dal re che rese il significato della scritta. Una sentenza durissima, nessun preavviso all’infuori del predetto giudizio. Perché? Come ogni sentenza anche questa fu ben motivata e argomentata. Nonostante Baldassar conoscesse le vicende di Nabucodonosor, e il giudizio inflitto dal Signore a causa del suo orgoglio, ricalco l’atteggiamento dell’avo ignorandone l’insegnamento. L’indifferenza mostrata nell’uso degli oggetti sacri segnò il suo giudizio sulla bilancia divina. E nella stessa notte dovette rendere conto al proprio Creatore.
Questa storia rispecchia ciò che accade oggigiorno a molte persone. Essi vivono le loro vite incuranti della parola di Dio. Magari conoscono il contenuto della Bibbia e i giudizi che essa predice, ma non se ne curano, vivono nell’assoluta indifferenza. Anzi, come Baldassare, profanano tutto ciò che concerne il divino, dandosi ai piaceri sfrenati della vita, con un cuore pieno d’apatia. Non c’è peggio di qualcuno che non vuole ascoltare o capire. Il Signore è un Dio paziente, offrendoci fino all’ultimo la possibilità di redenzione. Questa grazia può apparire a molti come immunità. Essi pensano d’essere esenti dal giudizio divino. Ma sebbene non abbiamo una prova fisica di Dio, questo non significa che Egli non stia pesando il nostro operato. Puoi anche continuare a costruire intorno a te il regno in cui ti dedichi a tutto all’infuori di Dio. Tuttavia, c’è una bilancia in cui da un lato poggia la giustizia divina e dall’altro quella nostra. Anche se non ce ne rendiamo conto questa bilancia è costantemente al lavoro per ognuno di noi, e penderà purtroppo sempre dalla parte divina fino a quando non permetteremo a Cristo di entrare (credendo nel Suo sacrificio) nella nostra vita, riportando così tutto in equilibrio. Non commettiamo l’errore pensando di poter sfuggire al giudizio divino. Alla fine arriverà per chiunque il momento. Cosa aspettiamo che il terrore ci colga all’improvviso? Non potremo giustificarci asserendo d’essere nell’ignoranza. Chiunque oggi ha la conoscenza del Salvatore. Tutti conoscono la figura di Cristo, unico "peso" che ci conduce in equilibrio dinanzi al Creatore. Forse non tutti sono al corrente dell’intero contenuto biblico e le dottrine in essa esposte. Però, tutti sanno che Cristo offrì se stesso per la redenzione dell’umanità. Bisogna soltanto crederci! Baldassare benché conoscesse tutto intorno al suo avo, restò nella spensieratezza. Non commettere lo stesso errore. Nel momento in cui Dio riverserà la Sua ira su questa terra, non ci sarà più tempo, poiché il tutto ti coglierà all’improvviso. Il terrore invaderà la tu vita, lasciandoti soltanto il tempo di percepire che: Mené, Mené, Téchel, U-Parsin (contato, contato, pesato e diviso) Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine; tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante. Il tuo regno è diviso … . Sì, diviso, poiché ti ritroverai separato da questo regno a rendere conto al tuo Creatore! E: È terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Ebrei 10:31).

mercoledì 21 gennaio 2009

Fiumi di parole

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio (Giovanni 1:1).

Viviamo in un mondo immerso nelle parole e non di parola. Fiumi di parole cadono nel vuoto senza che qualcuno ne colga una. Scorrono e non si fermano, volano e scompaiano. Chi riesce a coglierne una? Chi è che dà oramai peso alle parole? Nessuno! Eppure sono le parole che ci permettono di comunicare in un modo assolutamente unico su questa terra ripiena di esseri viventi. E cosa accade con la parola del Creatore? ... Io, il SIGNORE, parlo, e mando la cosa a effetto" (Ezechiele 36:36). Ogni parola di Dio va a effetto! Egli non parla tanto per fare fiato. Non sono parole vuote gettate al vento, né verbi sterili. Ogni singola parola produrrà qualcosa. Giratevi un po’ intorno, tutte ciò che vedete e riguarda il creato fu creata con la Parola. Immaginate di proferire una parola, per esempio acqua, ed essa appaia, così dal nulla. Impossibile, penserete, eppure l’Architetto creò tutto in questo modo, senza alcuno sforzo. Tuttavia Egli non si limitò a donarci soltanto la nostra realtà. È andato oltre, donò addirittura la Sua Parola per mezzo di cui creò ogni cosa. Magari le nostre parole offendono il Creatore ma Egli con la Sua ci ha permesso d’acquisire la vita eterna. Cristo è la Parola incarnata di Dio. Essa (la Parola) esprime il pensiero di Dio, ma soprattutto è un esempio d’azione, poiché nel principio creò, poi s’incarnò e abitò per un periodo tra noi insegnandoci ad amare il prossimo come noi stessi, mostrandoci che alle parole seguono sempre dei fatti. Sì, i fatti, quelli che mancano nelle nostre parole. Il Creatore mandò soltanto una Parola ed Essa aiutò il prossimo in ogni occasione. Inoltre, prima della Sua dipartita corporale, dimostrò sino in fondo l’ubbidienza al Padre, restando inerte e sofferente sulla croce pur potendo scendere e freddare i suoi aguzzini. Con una Parola cambiò il mondo, donandoci la possibilità di trascorrere l’eternità al Suo cospetto. Tocca a noi non lasciare cadere questa Parola nel vuoto. Egli la mandò, noi dobbiamo soltanto coglierla e credere in ciò che Essa ci insegnò! Nulla di più, ed è tutto gratuito. Per coglierla non dobbiamo fare nulla all’infuori di credere. L’unica azione da compiere è credere in questa Parola: In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna (Giovanni 6:47). Trilioni di parole in questo mondo rimangono inutili e sterili ma Egli con una ha salvato l’umanità. Vuoi crederci e permetterGli di fare nascere qualcosa di meraviglioso nella tua vita?

lunedì 19 gennaio 2009

Il centurione

Ascoltando una canzone cristiana sono rimasto colpito dal testo molto bello tratto dal Vangelo secondo Luca. Questo passo narra di un centurione che mandò degli anziani dei giudei per pregarlo affinché guarisse un suo servitore. Gesù s’incamminò, e giunto nei pressi della casa il centurione inviò degli amici per fargli una richiesta. Vediamo cosa gli riferirono: Signore, non ti dare questo incomodo, perch'io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; e perciò non mi son neppure reputato degno di venire da te; ma dillo con una parola, e sia guarito il mio servitore. Poiché anch'io son uomo sottoposto alla potestà altrui, ed ho sotto di me de' soldati; e dico ad uno: Va', ed egli va; e ad un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servitore: Fa' questo, ed egli lo fa. Udito questo, Gesù restò maravigliato di lui; e rivoltosi alla moltitudine che lo seguiva, disse: Io vi dico che neppure in Israele ho trovato una cotanta fede! E quando gl'inviati furon tornati a casa, trovarono il servitore guarito.
Gesù restò meravigliato dal centurione! Perché? Egli in primo luogo si reputò indegno identificandosi come un uomo peccatore, pur essendo stato riconosciuto dagli ebrei come un uomo meritevole. Questo perché essi guardavano soltanto all’apparenza, elencando le sue buone opere al Signore Gesù. Il centurione, però, riconoscendo in Cristo l’onniscienza, confessò immediatamente la sua indegnità. Il Signore restò prima di tutto meravigliato da questa confessione, in una società in cui molti si ritenevano irreprensibili. Nessuna richiesta del tipo: "ma Lei in che modo compie i miracoli, che rito esegue affinché si realizzi il miracolo", o, "mi dia un segno"! Nulla di tutto ciò. Soltanto una piena fiducia nelle parole di Colui che creò l’universo, e quindi possiede il potere sulla vita. Questo manifestò il centurione con le sue parole! E Cristo non guardò alle sue opere quand’anche lodevoli. Egli che creò qualsiasi particella sub atomica conosciuta e sconosciuta riuscì e riesce a veder dove nemmeno il microscopio dell'Oak Ridge National Laboratory (uno dei più potenti microscopi al mondo) riesce a scrutare, ossia, nell’intimo del cuore umano. Egli giudica i sentimenti e i pensieri dell’uomo. Niente può restare nascosto ai Suoi occhi. Fu proprio quello che Egli vide nel cuore di questo centurione che lo stupì, una fiducia irremovibile e incondizionata. Ma l’aspetto triste di questa storia è che quest’uomo era un pagano, cioè, qualcuno che non apparteneva al popolo ebraico cui Cristo stava rivolgendo il Suo messaggio di salvezza. Pur non essendo ebreo, dimostrò una fede esemplare, mentre i giudei che avevano conosciuto per mezzo dei loro antenati la potenza di Dio non stupirono mai in tale modo il Signore. Purtroppo questo scenario assomiglia tanto ai nostri tempi. Tutti vogliono (soprattutto chi si definisce cristiano) oggi una prova o un riscontro della realtà divina. Nessuno è disposto semplicemente a credere ciò che la Sua parola insegna. Ogni dubbio è condizionato dalla richiesta di un segno il quale dimostri e ci aiuti a credere. Però, questo evidenzia soltanto tutta la nostra sfiducia in Lui. Che tristezza e vergogna! Sapete come Egli rispose a chi gli chiese un segno?
I farisei e i sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: "Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia!e la mattina dite: Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona". E, lasciatili, se ne andò.
Coloro che furono chiamati (fra l’altro la “crema” della società dell’epoca, farisei e sadducei) a essere d'esempio tra i popoli chiedevano un segno al loro Creatore, incredibile! Furono solo parole d’incredulità e Gesù li lasciò, senza che essi avessero ottenuto qualcosa. Da quelle parole vuote ricevettero soltanto un segno, quello di Giona. E questo segno era ed è rinvenibile soltanto nelle Scritture. Se non iniziamo a credere in ciò che la Sua parola insegna, non potremo mai realizzare le Sue promesse. È semplice bisogna soltanto credere come quel centurione che ripose la sua piena fiducia in Colui che è l’Onnipotente. Ma la domanda che Egli oggi ci pone è: … quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra? Se la risposta è affermativa, dimostriamolo!

Testo del cantico